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Analisi della funzione sistolica VS


Oggi abbiamo diversi strumenti per valutare la funzione sistolica VS, attraverso diverse modalità, dalla metodica M-mode alla deformazione parietale sistolica (“strain sistolico”). Non vi è dubbio che i metodi monodimensionali (come la frazione d’accorciamento) non debbano essere più utilizzati (Figura 5A). Un esame eseguito in Qualità utilizza la frazione d’eiezione biplana (Figura 5B).
E’ vero che in linea di principio la frazione d’eiezione 3D (Figura 5C) è più accurata se la geometria VS è irregolare, ma l’utilizzo del 3D sul territorio è ancora problematico: poche apparecchiature hanno a disposizione questa modalità, e le immagini 2D devono essere di buona qualità.
A mio parere, una volta superata la necessaria curva d’apprendimento, la frazione d’eiezione biplana rimane il metodo ottimale per misurare la funzione sistolica VS, in quanto accurata e riproducibile ai fini clinici. Ma il pre-requisito fondamentale è che l’operatore stesso sia accurato e riproducibile.
L’analisi della deformazione parietale sistolica (Figura 5D) è una metodologia relativamente nuova che vedremo più avanti e che ha diversi pregi: è semi-automatica, accurata e riproducibile, e fornisce sia una valutazione globale che soprattutto segmentaria della funzione sistolica VS. In questo secondo caso permette una valutazione oggettiva, parametrica della funzione segmentaria per la prima volta in ecocardiografia. Come potete vedete in Figura 5D, ognuna delle curve nei diversi riquadri rappresenta la funzione sistolica di uno dei 18 segmenti miocardici VS. Anche in questo caso è importante avere una buona qualità 2D di partenza, ma a differenza dell’esame 3D, la fattibilità è superiore al 90%.
E’ comunque importante ricordare che l’analisi della deformazione parietale sistolica non sostituisce ma affianca la misura della frazione d’eiezione, in quanto i parametri non sono sovrapponibili, ma complementari.
