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Funzione longitudinale VS e la discesa sistolica della base cardiaca

Veniamo adesso a quello che abbiamo titolato “il sommerso” dell’analisi della funzione sistolica VS: ci riferiamo alla funzione longitudinale miocardica.
La frazione d’eiezione è un indice di funzione globale che è la risultante dei diversi vettori della contrazione VS: radiale, longitudinale, e circonferenziale. Per definizione, l’analisi della funzione longitudinale misura il solo vettore longitudinale. Quindi attenzione a chi ipotizza che l’analisi della funzione longitudinale, per diversi motivi quali semplicità d’uso, maggiore riproducibilità e migliore correlazione con la prognosi, sostituirà la frazione d’eiezione biplana: in realtà sono analisi funzionali diverse e complementari.
L’analisi della funzione longitudinale va affiancata all’analisi della frazione d’eiezione, ed ha un suo razionale d’uso che consiste principalmente nel fatto che la funzione longitudinale si altera prima della frazione d’eiezione. Ci permette quindi di individuare precocemente una riduzione della funzione sistolica VS. In questo senso un primo campo d’applicazione clinico è attualmente la cardio-oncologia e l’effetto inotropo negativo di alcune terapie come le antracicline.
Ma l’utilizzo si sta espandendo nell’ambito del rimodellamento delle valvulopatie e nelle cardiomiopatie,
proprio per la doppia capacità di poter individuare una precoce riduzione della funzione sistolica e di definire meglio la prognosi del paziente
In Figura 24 è rappresentato come la riduzione sistolica della camera VS (misurata come frazione d’eiezione) sia il prodotto dell’accorciamento radiale (frecce rosse) e di quello longitudinale (freccia verde). L’accorciamento longitudinale è prodotto dall’accorciamento delle fibre longitudinali che originano dalla base cardiaca costituita dell’annulus mitralico (parte dello scheletro fibroso (del cuore), raggiungono l’apice cardiaco (che è fisso sul diaframma), e ritornano alla base cardiaca attraverso i muscoli papillari e l’apparato cordale mitralico. La contrazione delle fibre longitudinali quindi esercita una trazione sulla base cardiaca nel corso della sistole, avvicinandola (“discesa” della base) all’apice VS.
Siccome la parete postero-superiore dell’atrio sinistro è fissa alle vene polmonari e alla colonna vertebrale, durante la sistole VS l’atrio sinistro si espande (fase di reservoir). Questa espansione (funzione di reservoir) è connessa quindi alla funzione longitudinale VS.
Nella Figura 24 ho raffigurato l’espansione atriale durante reservoir in rosso. Ho dovuto correggere la figura originale tratta dal testo di Cardiologia Clinica di Sokolow, edizione 1981, perché questo meccanismo, pur noto in Letteratura, non era considerato nello schema.


In realtà l’analisi della discesa sistolica della base cardiaca è stata la prima misura effettuata in ecocardiografia, come vedete da questa immagine (Figura 25 C) dello studio del movimento dell’anello mitralico (freccia gialla) pubblicata già nel 1967.
L’anello mitralico fibroso è la parte più riflettente della base cardiaca, quindi la struttura più facilmente intercettata dal singolo fascio ultrasonoro dei primi esami ultrasonografici (modalità A-mode)
Successivamente, la misura è diventata il MAPSE con l’esame M-mode. Ma la stessa misura la troviamo analizzando lo spostamento dell’annulus mitralico come prodotto secondario dela misura della frazione d’eiezione (Figura 25 A e B). Sia la tecnica M-mode che la 2D analizzano l’entità della discesa sistolica della base cardiaca, mentre l’esame Doppler tessutale analizza la velocità con la quale avviene questa discesa.