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Definizioni e Diastologia

Figura 02a - Funzione diastolica: definizioni
Figura 2A – Funzione diastolica: definizioni

Che cos’è la funzione diastolica ? E’ la capacità del VS di far fronte ad un adeguato volume di riempimento per produrre la gittata sistolica, mantenendo una bassa pressione di riempimento. La pressione con cui si riempie il ventricolo sinistro è un parametro di fondamentale importanza in cardiologia, in ambito clinico è legato alla dispnea lamentata dal paziente, in ambito diagnostico al compenso cardiaco,

in ambito terapeutico alla risposta alla terapia: uno dei principali obiettivi della terapia nello scompenso cardiaco è la riduzione delle pressioni di riempimento VS. Quindi: pressioni di riempimento basse (< 12 mHg) – bene; pressioni alte – male. Ed infatti la principale conseguenza a valle di una “disfunzione diastolica” è l’incremento delle pressioni di riempimento.

Figura 02b - Definizione di Diastologia
Figura 2 B – Definizione di Diastologia

E che cos’è la “Diastologia” ? E’ la scienza che va a caratterizzare le proprietà diastoliche, pressioni e modalità di riempimento del ventricolo sinistro. Le principali proprietà diastoliche sono due: rilasciamento miocardico e complianza (o il suo reciproco, la rigidità) della camera VS. In realtà parliamo sempre di stima di queste proprietà e stima delle pressioni di riempimento, perché noi utilizziamo una metodologia

non invasiva e non misuriamo direttamente le pressioni intracavitarie, da cui possono essere ricavati i diversi parametri diastolici. Però oggi abbiamo strumenti che ci permettono una stima attendibile, sulla base dei numerosi lavori pubblicati in questi ultimi anni. Queste stime che effettuiamo hanno un ruolo importante per diagnosi, terapia, follow-up e stratificazione prognostica nell’ambito dello scompenso cardiaco.

Diastole Brief Fig 01 - La funzione VS
Figura 2 C – La funzione VS

Una cosa che bisogna avere ben presente fin dall’inizio è che le due proprietà diastoliche principali della camera VS – rilasciamento e complianza di camera- sono radicalmente diverse, agiscono in momenti diversi della diastole ed entrambi sono fondamentali e sinergiche nel determinare un normale riempimento VS (i.e. con basse pressioni di riempimento) (Figura 2C)

Il rilasciamento è una proprietà attiva, energia dipendente, che determina il riempimento nel primo terzo della diastole, mentre la complianza di camera è una proprietà passiva che determina il riempimento nei successivi due terzi. Ecco perché il termine “disfunzione diastolica” è di per se troppo generico, non ci dice qual è il problema prevalente – se la disfunzione riguarda il rilasciamento o la complianza di camera.

Sarebbe meglio precisare sempre se ipotizziamo una prevalente disfunzione del rilasciamento (p.e. nell’ambito di una ischemia acuta o cronica) o una prevalente disfunzione della complianza (p.e. nell’ambito di uno scompenso con funzione sistolica preservata, HfpEF). Bisogna anche capire che spesso le due tipologie di disfunzione coesistono con gradi diversi. Infine la moderna diastologia non può prescindere dalla funzione atriale, che deve essere sempre descritta. Se non forniamo tutte queste informazioni non forniamo un adeguato esame emodinamico non invasivo con la nostra ecocardiografia, e non mettiamo a frutto tutte le potenzialità dell’ecocardiografia moderna.

Figura 03
Figura 3 – HFpEF e scompenso diastolico

Uno dei principali campi di applicazione dell’analisi ecocardiografica della funzione diastolica è lo scompenso cardiaco, ma soprattutto quello che anni fa definivamo lo “scompenso diastolico”  ed oggi riconosciamo come HFpEF (“scompenso con frazione d’eiezione preservata”) (Figura 3). Fin dalle prime Linee Guida europee su questa patologia – che rappresenta quasi la metà dei casi di scompenso cardiaco – i 3 criteri diagnostici includevano l’evidenza di alterato rialsciamento od alterata complianza di camera VS,

mediante utilizzo della metodica ecocardiografica. Basandosi sulle Raccomandazioni di Diastologia, non era più necessario l’utilizzo del cateterismo cardiaco per porre diagnosi di HFpEF. Questo ha dato una grande spinta alla diastologia ecocardiografica. L’utilizzo del cateterismo oggi è riservato a situazioni specifiche e complicate come la diagnosi differenziale tra una pericardite costrittiva ed una cardiomiopatia, o la diagnosi e fenotipo di una  cardiomiopatia restrittiva.

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